OpenType 1.8 e Font Variations: a che punto siamo? (ViscomTalk 2017)

Qualche settimana fa, ho avuto il piacere di tenere una talk a Viscom Italia sul tema: OpenType 1.8 e il futuro della tipografia. Lo scopo dello speech è stato fornire una panoramica rapida delle attuali tecnologie in ambito di tipografia digitale, cercando di immaginare quali scenari potranno aprirsi (e con quali problematiche) con la progressiva introduzione delle Font Variations.

Come ben sa chi mi segue su questo blog, alla scorsa conferenza ATypI di Varsavia a settembre 2016, i quattro giganti dell’era digitale — Microsoft, Google, Apple e Adobe — hanno annunciato l’introduzione di OpenType 1.8 e delle Font Variations. Questa nuova tecnologia si impone di fatto come la prima grande rivoluzione dall’introduzione stessa di OpenType nel 1994.

 

Come funziona la tipografia digitale oggi?

Nel 1994 Microsoft e Adobe prima, con Apple qualche anno dopo, hanno introdotto la tecnologia OpenType per la gestione dei caratteri digitali. I vantaggi portati da OpenType, rispetto ai già esistenti formati Postscript e TrueType, sono stati enormi: OpenType rispetta lo standard Unicode (dove ogni glifo esistente corrisponde ad un codice univoco internazionale), è cross-platform e può ospitare fino a 65.536 singoli glifi per ogni font.

OpenType ha contribuito di fatto alla nascita delle superfamiglie di caratteri: decine e decine di singoli font che traducono tutti gli stili di un carattere. Se oggi abbiamo Gotham Thin, Ultralight, Light, Regular, Medium, Bold, Black e Ultra, ciascuno con il relativo Oblique, è grazie ad OpenType. Se oggi nella tabella Glifi di alcuni caratteri abbiamo a disposizione innumerevoli alternative per ogni singolo glifo (ad esempio: i sei tipi di p in Bickham Script), è ancora grazie ad OpenType.

 

 

Cos’è OpenType 1.8 e cosa sono le Font Variations?

Nelle parole di John Hudson di Adobe, “Le nuove variabili OpenType 1.8 permettono ad un singolo font di comportarsi come più font”. Ovvero: ora ogni glifo potrà muoversi fluidamente lungo più assi definiti attraverso interpolazione, con o senza la presenza di un master a ciascun estremo dell’asse.

 

Cerchiamo di capire meglio: con le Font Variations di OpenType 1.8, è possibile definire uno stile di partenza (ad esempio: Regular), ed assegnare a questo stile uno o più assi lungo i quali modificarsi. Gli assi possono riguardare qualunque variabile dello stile: peso, postura, presenza e tipo di grazie, modulazione dei tratti, proporzione orizzontale, altezza della x e così via. Le modifiche avverranno fluidamente (ovvero: tra l’attuale Light e Regular, potrò selezionare qualunque valore intermedio). Inoltre, potrò far eseguire queste operazioni automaticamente tramite l’interpolazione — è OpenType, quindi, che modifica i glifi secondo coordinate matematiche —, oppure disegnando personalmente il master agli estremi degli assi: OpenType si occuperà quindi di definire tutte le varianti intermedie.

Facciamo qualche esempio pratico.

Nell’esempio, lo stile si muove lungo un singolo asse che ne regola la variabile peso: Light — Bold.

 

Aggiungiamo un altro asse: oltre alla variabile peso (Light — Bold), gestiamo anche la variante proporzione orizzontale (Condensed — Extended).

 

Attraverso gli assi, posso gestire qualunque tipo di variabile: spessore dei tratti, proporzione orizzontale, contrasto, altezza della x.

 

Non è tutto: le Font Variations possono gestire virtualmente qualunque aspetto del disegno del carattere.

 

Gli assi possibili sono oltre 64.000, permettendo di fatto ad un singolo font di apparire estremamente diverso a seconda degli assi progettati dal type designer e messi a disposizione dell’utente designer. 

Guardate ad esempio il nuovo font Decovar di David Berlow, che sfrutta le Font Variations per cambiare radicalmente l’aspetto di terminali, aste, grazie.

 

O ancora, la pazzesca presentazione di Akiem Helmling e Bas Jacobs per TypoTalks 2017. I due designer hanno costruito una serie di interfacce in grado di gestire centinaia e centinaia di assi contemporaneamente, anche attraverso spazi bidimensionali e slider (date un’occhiata dal minuto 14.00 in avanti).

 

 

Quali conseguenze porterà OpenType 1.8? 

Siamo ancora all’alba di questa tecnologia. Ma le innovazioni promesse sono entusiasmanti.

Tanto per cominciare, gestire gli stili in questo modo consente un enorme risparmio di spazio fisico, sia su disco che online. Laddove Gotham con l’attuale tecnologia prevede la bellezza di 18 singoli font per ogni singola variante di peso e postura, in versione OpenType 1.8 il file sarà soltanto uno (Gotham), consentendo un’ottimizzazione degli spazi fino al 70% in meno.

L’esempio portato da Microsoft ad ATypI 2016, mostrava come il carattere Segoe UI attuale (codificato in 5 font da Light a Black) occupi 657 kb. La relativa versione OpenType 1.8 riduce drasticamente il peso a soli 199 kb. In termini di performance online è un’enormità.

In secondo luogo, type designer e creativi avranno a disposizione più strumenti per creare caratteri e gestirli al meglio nei progetti di design. Più varianti, più opzioni gestibili, più facilità nella gestione di alfabeti non latini, simboli e glifi assortiti.

Infine, i nuovi set OpenType 1.8 potranno comportarsi in modo diverso a seconda delle variabili fisiche di utilizzo. Ad esempio, potremmo collegare l’asse della proporzione orizzontale all’orientamento del dispositivo con cui usufruiamo del font online: se il tablet è disposto orizzontalmente, il carattere aumenterà l’estensione orizzontale, per tornare condensed se il tablet torna verticale. Ancora, l’asse Light — Bold può essere connesso al livello di zoom sulla pagina online: più si ingrandisce, più il carattere diventa sottile.

 

 

I prossimi passi per una piena integrazione

Il primo step dovrà necessariamente essere l’aggiornamento completo delle tecnologie, sia come browser che come sistemi operativi. Mentre scrivo, solo MacOs Sierra e High Sierra con l’ultimo Safari 11 sono in grado di supportare le Font Variations. Chrome e Firefox sono ancora in versione Beta, mentre non si sa ancora nulla di Microsoft Edge. L’OS di Windows (10.1.5), all’ultimo aggiornamento, è invece già in grado di supportare la nuova tecnologia.

Le Font Variations andranno poi integrate sia nei software di type design (FontLab Studio ha già annunciato l’implementazione nel prossimo update) che nei software di progettazione grafica. Avremo, ad esempio, degli slider attivi o inattivi nel pannello Carattere di InDesign o Illustrator? Non è ancora chiaro. La software house Underware ha progettato un plugin per InDesign (per ora in versione Beta) in grado di gestire le Font Variations, ma non è nulla più di un esperimento, per ora.

 

Infine, restano da risolvere questioni più tecniche: come gestire la questione delle licenze? Se volessi solo alcuni dei pesi disponibili, dovrei comunque scaricare l’intero font? I file .pdf per la stampa saranno in grado di fissare e definire le modifiche degli assi anche in stampa? Con tutte queste variabili disponibili e l’interpolazione automatica, dove finisce il copyright del type designer e dove inizia quello dell’utente designer, in grado di trasformare radicalmente un carattere in un altro?

 

 

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Per approfondire:

www.typotalks.com

www.typenetwork.com/brochure/opentype-font-variations

bit.ly/2coaTqc

http://bit.ly/2y69RO0

http://bit.ly/2cBlI8c

www.alphabettes.org/responsive-variable-fonts

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