Music Artwork: Tool

di 3 marzo 2011 0 0

Quando si parla di artwork per la musica, qualcosa mi si agita dentro. Sarà per il mio passato (e il mio presente) da musicista, ma quando vedo packaging musicali degni di questo nome non posso che applaudire; spesso, un pack ben fatto vale da solo l’acquisto del disco. Per tutti gli altri casi, inutile che ve lo dica io, ci sono strade più economiche per ottenere degli mp3 decenti. Cercando qua e là nella mia collezione, ho recuperato alcune chicche di packaging.

Tool, Lateralus
Uno pensa alla West Coast e gli vengono in mente i Beach Boys o, al più, il funk/pop dei Red Hot Chili Peppers o il nu-metal da skaters. E invece, nella Los Angeles degli anni ’90 a due passi dalla rivoluzione del grunge, nascono i Tool. Prendete l’esoterismo, il rock alternative, la matematica e una punta di prog psichedelico, e ne avrete a grandi linee la ricetta. Dopo Aenima (1996), che li ha consacrati al mondo, i Tool producono Lateralus (2001), un vero capolavoro di eclettismo musicale. I Tool sono sempre stati attenti all’aspetto visuale della musica, proponendo dal vivo delle vere e proprie emozioni ottiche giocando su controluce, maxischermi ed effetti misurati; e i loro lavori di artwork per gli album sono altrettanto impressionanti.
Il booklet di Lateralus ne descrive a pieno le intenzioni: sei diversi disegni, stampati su supporto lucido trasparente, che sovrapposti si sommano per restituire l’immagine di un uomo completo. Come in un libro di anatomia alternativo, i sei livelli disegnano i vari strati del corpo umano: ossa, organi, sistema cardiocircolatorio, ed anche un misterioso livello “spirituale”. Nell’ultimo strato, si legge nel cervello la parola “God”. L’artwork è opera del grande Alex Grey in collaborazione con Adam Jones, chitarrista della band e art director.

Tool, 10.000 Days
Cinque anni dopo, c’è ancora Alex Grey dietro l’artwork del nuovo disco. Vi dico la verità: quando mi è arrivato tra le mani, non potevo crederci. Su un supporto cartonato raffigurante degli occhi stilizzati e una spirale logaritmica, è fissato il booklet; all’estremità opposta del pack, guardando attraverso due lenti, le pagine del booklet diventano stereogrammi, rendendo in 3D le foto dei membri della band (opera del grande fotografo Travis Shinn, che ha praticamente fotografato ogni musicista famoso della terra) e tutte le informazioni necessarie tranne i testi, mai apparsi su nessun artwork dei Tool. Le immagini, a loro volta, si richiamano e completano tra loro componendo una sorta di puzzle, il cui significato tuttavia non è mai stato svelato dalla band. Una precisazione: quello di cui sto parlando non è un qualche cofanetto edizione speciale limitata… è il packaging standard che trovate in qualunque negozio. Il lavoro è talmente impressionante (e immagino, dannatamente costoso) da aver fatto guadagnare ad Adam Jones, nel 2007, il Grammy Award nella categoria Best Recording Package.

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