Ma quanto mi costi? Risparmiare cambiando font (o evitando di stampare?)

di 20 aprile 2017 0 0

Ottimizzare i costi in azienda è una faccenda delicata. Gli aspetti da considerare sono naturalmente moltissimi: ma è interessante vedere quanto le scelte tipografiche interne ad un’azienda, quando si tratta di stampare, possano fare una certa differenza.

Staples ha di recente promosso uno studio che valuta l’impatto economico di alcuni tra i caratteri digitali più diffusi negli uffici. A parità di caratteristiche di stampa (stessa stampante, medesimo toner, formato A4), font come Trebuchet e Tahoma risultano assai più costosi a causa dell’eccessivo colore tipografico dei tratti. Per intenderci: sostituendo tutti i testi stampati in Tahoma con il classico Times New Roman, il risparmio si aggira intorno al –25%. Arial è mediamente costoso (più di Verdana, ma meno di Trebuchet). Il font più efficiente sembra essere Century Gothic, in grado di incidere fino al –30% sui costi di stampa, addirittura meglio del famoso Ecofont Sans, che nel 2010 era balzato agli onori delle cronache con la sua forma bucherellata.

Resta da chiedersi: quanto in più risparmierebbe un’azienda, evitando di stampare documenti inutili e promuovendo finalmente una massiccia digitalizzazione interna?

 

 

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