Piccola guida ragionata per una buona tipografia

di 14 febbraio 2017 0 1

La buona tipografia è fatta di dettagli — apparentemente invisibili o superflui ma che, nell’insieme, fanno la differenza tra un testo mediocre e un’impaginazione professionale. In certi casi, fidarsi del correttore automatico non dà un risultato esatto.

 

Virgolette (straight quotes e curly quotes)

Esistono sei tipi diversi di virgolette. Quando citiamo una frase o dobbiamo inserire una parola tra virgolette (ad esempio, per quotare la dichiarazione di qualcuno o evidenziare una parola in lingua straniera, un’espressione dialettale o un modo di dire), l’unica scelta possibile sono le curly quotes doppie, dette anche virgolette tipografiche o virgolette inglesi; ovviamente sono diverse in apertura e in chiusura della citazione.

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Le virgolette tipografiche esistono anche nella versione singola. Sono spesso usate quando c’è una citazione nella citazione. Curiosità: mentre l’American English usa le curly quotes singole dentro una citazione aperta con le curly quotes doppie, il British English fa esattamente il contrario (quindi: singole all’esterno, doppie all’interno).

Notate inoltre come il glifo della virgoletta tipografica singola sia assolutamente identico all’apostrofo. Attenzione però al verso: l’apostrofo è sempre orientato come una virgoletta di chiusura, quindi con la “coda” verso il basso — anche quando è apparentemente in apertura di una parola. Digitando ad esempio ‘60, l’apostrofo risulterà sempre sbagliato: il modo migliore per ottenere l’apostrofo corretto in questi casi è digitarne due consecutivi e poi cancellare il primo.

 

Le straight quotes — dette anche dumb quotes o virgolette dritte — sono invece un vecchio residuo delle macchine da scrivere e non hanno alcun verso di apertura o chiusura. In tipografia, usarle al posto delle virgolette tipografiche o degli apostrofi è un errore grossolano: vanno evitate. Le dumb quotes hanno però un utilizzo specifico, che vedremo tra poco.

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Virgolette basse o caporali (guillemet)

Anche le virgolette basse — note come caporali, sergenti o virgolette francesi — esistono sia doppie che singole. Le doppie (« e »), in apertura e chiusura, si usano agli estremi di un discorso diretto. Le relative versioni singole, invece, non vanno confuse con i simboli matematici di maggiore e minore, che sono più grandi: › contro >, ‹ contro <. In alcune lingue del mondo, si preferiscono i caporali singoli per aprire il discorso diretto; in altre, si usano al contrario (» per aprire e « per chiudere) o persino nella stessa direzione (quindi » sia in apertura che in chiusura del discorso diretto).

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Prime e double prime

L’apostrofo dritto e le già citate dumb quotes, noti anche come prime e double prime — hanno invece un utilizzo specifico. Si usano per indicare alcune unità di misura: il prime indica i piedi o i minuti (sia negli angoli, che come indicatore di tempo); il double prime indica invece i pollici o i secondi.

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I puristi della tipografia, a dire la verità, su questo punto avrebbero da ridire: se è vero che vengono comunemente usate per indicare quanto appena segnalato, i veri prime e double prime hanno una leggera inclinazione. Non molti caratteri hanno questo glifo specifico: se volete essere davvero precisi, applicate lo stile italic al segno grafico di minuti e secondi.

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Trattini

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Trattino semplice (hyphen)

L’hyphen è il trattino più corto che abbiamo a disposizione, corrispondente al tasto sulla nostra tastiera disposto tra il punto e lo Shift destro. Ha tre utilizzi specifici:

  • è il trattino con cui qualunque Word Processor sillaba le parole e le spezza per andare a capo a fine di una colonna. Vengono inseriti automaticamente;
  • è il trattino che separa alcune parole composte, e non ha bisogno dello spazio, né prima né dopo;
  • si usa spesso per dividere il prefisso dal resto delle cifre in un numero di telefono.

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En dash

L’en dash è sensibilmente più lungo del trattino semplice, ed è circa la metà di un em dash. Nonostante Robert Bringhurst nel suo The Elements of Typographic Style (la bibbia della tipografia internazionale) raccomandi l’uso di uno spazio prima e uno dopo l’en dash, è ormai abitudine consolidata — sia nella tipografia europea che in quella statunitense — usarlo sempre senza spazi. Si ottiene con la combinazione Alt+hyphen, e si usa in due casi:

  • per indicare un range di valori (numeri, anni, un intervallo di pagine, eccetera);
  • come segno della sottrazione se trascriviamo una formula matematica.

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Em dash

L’em dash è il trattino più lungo possibile. È largo un em, che è una misura tipografica corrispondente al corpo del carattere (se usiamo Adobe Garamond a corpo 30 punti, un em dash sarà largo 30 punti, un en dash circa 15 punti). Si ottiene con la combinazione Alt+Shift+hyphen; un errore comune, purtroppo, è sostituirlo con due o tre hyphen attaccati. Sulla questione degli spazi non c’è accordo: molti usano lo spazio sia prima che dopo il glifo, altri no. Considerando che in alcuni caratteri l’em dash è molto lungo e si appoggia ai caratteri che lo precedono e lo seguono, valutate di volta in volta se dare o non dare uno spazio. Si usa:

  • al posto di virgole o parentesi per spezzare un periodo troppo lungo e indicare una frase parentetica;
  • nella letteratura (soprattutto quella straniera), è spesso usato per anticipare l’importante conclusione di un periodo.

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Underscore

L’underscore non ha utilizzi riconosciuti in tipografia. È un residuo delle vecchie macchine da scrivere: si arretrava il carrello e si digitavano una serie di underscore sotto la parola, per sottolinearla. È largo più o meno quanto un en dash e ha solo due utilizzi specifici:

  • in certe digitazioni online, quando uno spazio non è permesso: ad esempio, negli URL o negli indirizzi e-mail;
  • in alcuni codici di programmazione (Python, Ruby, Perl, eccetera).

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I punti di sospensione (ellipsis)

Personalmente, li trovo sgradevoli. L’unico utilizzo concesso, a mio avviso, è quando si nasconde una parte di testo in una citazione, ponendoli tra parentesi quadre […]. In tutti gli altri casi (discorsi sospesi, elenchi incompleti, eccetera), tuttavia, bisogna prestare attenzione. I punti di sospensione corrispondono ad un singolo glifo appositamente realizzato: sono errori, quindi, sia digitare tre punti in sequenza senza spazi tra loro (…) che digitarli spaziati (. . .) — la combinazione di tasti per digitare i punti di sospensione è Alt+virgola.

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Considerate infine che, in alcuni casi, i punti di sospensione possono essere sostituiti da un più gradevole em dash. 

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I simboli matematici

Non capita spesso di impaginare formule matematiche. Tuttavia, bisogna prestare particolare attenzione: il segno di addizione (+), di divisione (:) e di risultato (=) sono già presenti sulla nostra tastiera. Per la sottrazione, l’abbiamo già detto, è raccomandabile usare un en dash (–) anziché il trattino regolare. La moltiplicazione, infine, non vuole la lettera x minuscola o maiuscola — ma il suo glifo dedicato, che è più proporzionato agli altri nelle dimensioni e nell’allineamento (purtroppo va cercato, copiato e incollato direttamente dal pannello Glifi o dalla Mappa Caratteri).

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Le legature

Le legature nascono da un problema squisitamente tecnico: quando si stampava con caratteri mobili in metallo, alcuni glifi, se avvicinati, causavano brutte sovrapposizioni. Chi fondeva caratteri, quindi, costruiva un unico blocco di metallo con la coppia di lettere già ottimizzata graficamente.

Le legature sono di due tipi: quelle automatiche e quelle facoltative o discrezionali. Le prime si attivano automaticamente mentre digitate un testo nella maggior parte dei word processor (ovviamente, se e solo se il carattere che usate le prevede nella propria mappa dei glifi).

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Le legature facoltative, invece, sono puri abbellimenti estetici. Non tutti i caratteri le prevedono e, quand’anche fossero previsti, la sostituzione non sarebbe comunque automatica — ma in InDesign, si può attivare attraverso il pannello Carattere> OpenType> Legature Facoltative. Intendiamoci, non sempre sono adatte: sta al vostro gusto e, ovviamente, al contesto nel quale deve vivere il testo.

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I numerali proporzionali o minuscoli

Anche qui, come per le legature facoltative, siamo nel campo della scelta personale. Alcuni font (quasi esclusivamente graziati) hanno a disposizione un set di numerali detti proporzionali, in contrapposizione ai più classici numerali maiuscoli che siamo abituati a vedere. Di tradizione tipografica classica (non a caso sono spesso definiti oldstyle), i numerali proporzionali si adattano meglio ad un testo minuscolo: evitano il fastidioso contrasto che danno le sequenze di numeri standard che, appunto, sono tutti alti come le lettere maiuscole dell’alfabeto. Non vengono sostituiti automaticamente, a meno che non attiviate l’apposita funzione in InDesign dal pannello Carattere> OpenType> Oldstyle Proporzionale — ammesso che il carattere che state usando li preveda.

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Basta poco, quindi, per trasformare un testo da un orrore tipografico ad un lavoro professionale, curato nei dettagli, leggibile e rispettoso del lettore.

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