Open Type 1.8 Font Variations e il futuro della tipografia

Lo scorso settembre, all’annuale conferenza ATypI 2016 di Varsavia, Microsoft, Google, Apple e Adobe hanno fatto un importante annuncio, destinato a rivoluzionare per sempre il mondo della tipografia: la tecnologia OpenType 1.8 con la conseguente introduzione delle OpenType Font Variations (letteralmente: variazioni di caratteri digitali OpenType). Lo scalpore è stato generato sia dall’inaspettata collaborazione dei quattro maggiori nomi del panorama digitale internazionale, ma soprattutto dal fatto che OpenType 1.8 è di fatto la più grande novità tecnologica in ambito tipografico dall’introduzione stessa di OpenType, 20 anni fa.

 

Cos’è OpenType?

Partiamo dal principio: la tecnologia OpenType è stata introdotta nel 1996 da Microsoft e Adobe. In sostanza, è un tipo di formato di file per caratteri digitali scalabili (.otf). Al contrario dei suoi predecessori (TrueType 1 e, prima ancora, Postscript) il formato OpenType permette di salvare all’interno della mappa glifi di ogni singolo font fino a 65,536 singoli glifi. La sua introduzione fu accolta con enorme successo da tutto il mondo del type design e del design in generale: grazie ad OpenType fu possibile creare font con numerosi glifi in supporto a molte lingue, icone, varianti di glifi, legature standard e speciali, simboli di ogni tipo. 

 

Cos’è OpenType 1.8 e cosa sono le Font Variations?

Nelle parole di John Hudson, che ha introdotto la tecnologia ad ATypI 2016, le nuove variabili OpenType 1.8 permettono ad un singolo font di comportarsi come più font. 

In sostanza, le OpenType Font Variations permettono ad un type designer di incorporare più font di una stessa famiglia (quindi, con variabili di peso, postura, proporzione orizzontale, proporzione verticale e così via) all’interno di un singolo font. Avete capito bene: per avere tutte le variabili di un carattere a disposizione, non ci sarà più bisogno di possedere i font Light, Regular, Bold, Black, Italic, Extended e così via; basterà un unico font OpenType 1.8, in grado di includere al suo interno tutte queste variabili.

 

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Quali sono i vantaggi?

Sono numerosi. Il primo, ovviamente, riguarda la velocità di caricamento online. All’accesso di un sito, il browser scarica un singolo file per ciascuna variante di stile utilizzata; con OpenType 1.8, basterà scaricare un singolo file ottimizzato nel peso, per visualizzare il sito in questione con tutte le varianti di stile previste dal programmatore. L’esempio fornito durante ATypI 2016 è piuttosto esplicativo: cinque varianti di peso del carattere Segoe UI pesano, oggi, 657 kB in tutto. Con un unico file OpenType 1.8 ottimizzato, tutte le cinque varianti sarebbero incluse in un singolo file di soli 199 kB. In termini di performance di un sito, la differenza è abissale.

In secondo luogo, un type designer può sfruttare OpenType 1.8 per generare automaticamente le varianti necessarie ad un font sfruttando più facilmente l’interpolazione – ovvero, la capacità (già presente, intendiamoci) di un software di type design di spostare i singoli punti di ancoraggio del disegno di un glifo secondo precise coordinate, per modificarne automaticamente peso, postura, proporzioni.

Ancora, le font variations sono l’opportunità per organizzare in maniera più logica e comprensibile la nomenclatura dei caratteri. Oggi, un type designer può chiamare il suo font “Acme UltraBlack Condensed Display Roman” e un altro, invece, chiamarlo “Acme Roman Super Black Display Condensed” con evidente confusione. OpenType 1.8 permette, invece, di avere un unico font “Acme”, con tutte le variabili di peso e postura gestite al suo interno attraverso specifiche formule numeriche.

Infine, OpenType 1.8 permette variazioni fluide e continue lungo un asse specifico, generando una vera e propria responsive typography. Ad esempio, si può decidere che un carattere debba variare di peso lungo l’asse X e di proporzione orizzontale lungo l’asse Y. Coordinando questi assi con determinati comportamenti dell’utente online, sarebbe possibile regolare il comportamento di un carattere a seconda di variabili predefinite. Ad esempio: se il corpo di un carattere online scende sotto una certa misura, il font diventa automaticamente Bold o ExtraBold; se lo schermo è orientato orizzontalmente o verticalmente, il font si adatta con le varianti Condensed o Extended. Altre variabili che influenzano le font variations potrebbero essere la distanza di lettura o la luce ambientale.

 

 

Per approfondire:

 

 

 

 

3 Comments
  • Ivano
    ottobre 16, 2016

    Davvero una bella rivoluzione. Già immagino alcuni testi dove le parole fluttuano e cambiano aspetto durante la lettura.

  • Giovanni Pizzigati
    novembre 12, 2016

    Beh, una bella svolta anche nella archiviazione/gestione, ora si rischia sempre di perdere qualche file specie per font con molte varianti.
    Si conoscono già i tempi di rilascio e di inizio disponbilità dei font con il nuovo standard?

    • OniceDesign
      dicembre 26, 2016

      Che io sappia, al momento no. La tecnologia è già disponibile, quindi credo che già nel primo semestre del 2017 vedremo i primi risultati.

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