Cosa significano i nomi dei caratteri?

di 13 settembre 2016 0 0

Pesi, stili, posture. E poi estensioni orizzontali, varianti OpenType, proporzionali e monospace. Interpretare i nomi dei font può essere complicato e, tuttavia,  è una competenza estremamente utile per orientarsi nell’universo di caratteri a disposizione oggi.



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Thin, Ultralight, Light, Regular, Medium, Semibold, Bold, Extrabold, Heavy, Black, Ultra

Sono le cosiddette varianti di peso, dette anche stili. Il peso di un carattere è definito dalla relazione tra lo spessore delle aste e l’altezza del carattere. Lo stile standard è, ovviamente, il Regular. Thin, Light, Ultralight sono varianti più leggere; Medium, Semibold, Bold e così via, invece, sono varianti più spesse. Esistono anche stili dai nomi più divertenti come Hairline o Fat. Grazie alla tecnologia OpenType, oggi, è possibile avere superfamiglie di caratteri con 20, 30 e persino 40 stili diversi.

 

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Book, Regular, Normal

Apparentemente sinonimi, questi termini raccontano in realtà storie diverse. Regular (così come Normal, che di fatto ha lo stesso significato), come abbiamo visto, identifica lo stile con peso standard. Book, invece, è una versione appositamente disegnata per essere più leggibile nel corpo del testo: normalmente, ha occhi più aperti e il peso delle aste appena più leggero del Regular.

 

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Display, Caption

Più rari, eppure più utili di quanto si creda: la variante Display è appositamente progettata per titolazioni. Ha pesi delle aste più leggeri ed una proporzione generale meno pesante; non di rado, la crenatura tra le singole lettere è già ottimizzata e ridotta per l’utilizzo a corpi elevati. Caption, al contrario, ha aste e raccordi più spessi del Regular, occhi più aperti e maggiore crenatura: l’ideale per didascalie e, in generale, per essere usato a piccoli corpi.

 

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Italic, Oblique, Backslanted

Sono le principali varianti di postura, cioè dell’inclinazione complessiva delle aste rispetto alla linea di base: Oblique indica che il font è la variante inclinata digitalmente del Regular, con pochissimi o nessun intervento di correzione da parte del designer. Italic, al contrario, è disegnato appositamente dal designer con glifi speciali (un caso su tutti: la a) diversi dai relativi glifi del Regular. In questi casi, infatti, si dice che quel carattere ha dei glifi true italics. Molto più rari i font Backslanted, variante di Oblique digitalmente inclinata verso sinistra,  anziché verso destra.

 

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Extended, Condensed, Wide, Narrow

Identificano varianti di proporzione orizzontale: a parità di corpo, i caratteri Extended o Wide sono più larghi dei relativi Regular. Condensed e Narrow, invece, sono più stretti. Ma con una differenza sostanziale, che poi è la stessa che esiste tra Italic e Oblique. I caratteri Extended (talvolta: Expanded) e Condensed sono stati appositamente progettati dal type designer, che ha corretto manualmente spessori e angoli dei singoli glifi per dare al font un maggiore equilibrio. Wide e Narrow, invece, sono spesso emulazioni automatiche create riducendo digitalmente la proporzione orizzontale.

 

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Caps, SC, Small Caps

Alcuni caratteri nascono unicase: presentano, cioè, solo il maiuscolo. In questi casi, spesso il nome del font riporta la dicitura Caps. In altri casi, invece, il designer ha previsto un maiuscoletto nel progetto del carattere (cioè, con i glifi delle maiuscole riproporzionati nei tratti e nella crenatura per essere alti come l’altezza della x minuscola): il relativo font avrà quindi la dicitura SC o Small Caps.

 

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Alternates, Beginnings, Endings, Swash Capitals, Extra, Ornaments

Alcune famiglie di caratteri (vale soprattutto per i cosiddetti formal script) hanno stili extra, nei quali il designer ha progettato glifi appositi per essere messi all’inizio delle parole (Beginnings), alla fine (Endings) o in qualunque altro punto (Alternates), di solito particolarmente arricchiti di tratti aggiuntivi di pennino. Non di rado, esistono più alternative per ogni glifo o coppia di glifi. Ci sono poi maiuscole decorate (Swash Capitals) e segni grafici di decorazione non corrispondenti a lettere dell’alfabeto (Ornaments o Extra), usati per decorare il documento, l’inizio dei paragrafi o gli elenchi puntati.

 

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Sans-Serif, Serif, Linear, Gothic, Slab, Script, Brush

Talvolta il nome di un font contiene indizi sulla sua classificazione: può dirci se ha le grazie sottili tipiche dei caratteri Romani (Serif), se ha le grazie spesse come negli Egiziani (Slab), se è privo di grazie (Sans-Serif, Linear, Gothic) o se è un carattere che imita la calligrafia (Script, Brush).

 

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Mono

La maggior parte dei caratteri cosiddetti romani sono proporzionali: le lettere w o m, ad esempio, occupano molto più spazio orizzontale della lettera i o della l. Nell’era delle prima interfacce, tuttavia, nacquero i caratteri cosiddetti monospace: disegnati appositamente perché ogni glifo occupasse lo stesso spazio orizzontale. I caratteri con la dicitura Mono appartengono a questa categoria.

 

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Pro

Il suffisso Pro, che di solito segue il nome del carattere, mostra che quel particolare font supporta OpenType: attraverso il Pannello Glifi o le voci OpenType del menù, è possibile attivare legature, numerali proporzionali, glifi di altre lingue e così via. Un singolo font OpenType può contenere fino a 65.000 singoli glifi.

 

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URW, FF, ITC, P22, TT, Adobe, eccetera

È piuttosto normale leggere all’inizio del nome di un carattere una strana sigla: identifica la foundry proprietaria di quel carattere. Dato che numerosi caratteri esistono in più versioni omonime, apparse in momenti storici diversi e di diverse proprietà (pensate, ad esempio, a Garamond), l’uso di queste sigle aiuta a distinguere, per esempio, Adobe Garamond da Simoncini Garamond o da URW Garamond.

 

 

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