Vino, design e tipografia [Intervista per Weinkrake]

Il portale tedesco di vino e design Weinkrake mi ha recentemente contattato per un’intervista. Le domande, pungenti e interessanti, hanno riguardato molti aspetti del lavoro e della mia vita in generale: passioni, luoghi preferiti, trucchi del mestiere e – ovviamente – il mio vino preferito. Vi riporto alcune delle risposte tradotte: l’intervista completa (in lingua inglese) la trovate sul sito di Weinkrake.

 

Nel tuo portfolio ci sono molti lavori per il packaging del vino. È la tua specialità?

In realtà, lo è diventata con gli anni. Una delle mie prime collaborazioni come freelance, nel 2005, era con una piccola tipografia locale che lavorava molto con il mondo del vino. Inoltre, vivo a Verona, una provincia ricca di cantine e grandi vini. Non puoi occuparti di graphic design, qui, senza avere a che fare almeno una volta nella vita con un’etichetta per il vino. La cosa che preferisco del wine packaging è che hai a disposizione pochissimo spazio sull’etichetta. Eppure, le cose da dire sono molte. Bisogna essere originali senza risultare grotteschi. E, naturalmente, bisogna rispettare tutte le normative italiane in materia. È una vera sfida per un designer, che deve controllare alla perfezione stile, proporzioni, tipografia, materiali, lavorazioni.

 

Hai sviluppato un tuo stile? Come lo descriveresti?

Uno stile è qualcosa che scopri di avere solo dopo un po’ di anni di lavoro. Non credo si sviluppi davvero in modo consapevole. Semplicemente, dopo sette o otto anni di lavoro e ispirazioni, guardi il tuo portfolio e dici: ehi, vedo dei punti di contatto tra i miei lavori. Ci sono elementi simili; ci sono soluzioni, approcci e concetti che ritornano. Definirei il mio stile come “narrativo”: mi piace che ogni mio progetto racconti una storia, un’idea, un’azienda. Il design non è bella decorazione, è comunicazione consapevole: se trasmette un contenuto, è buon design. Il mio stile è anche molto tipografico: ogni mio progetto parte dai caratteri. Potrei passare ore a scegliere il singolo glifo perfetto per un lavoro. Infine, sono fortemente ispirato da un certo modernismo: mi piace la pulizia, l’allineamento, la geometria, le forme, le icone, i pattern. E, ovviamente, lo spazio bianco.

 

Vivi in Italia che, come nazione, ha un forte amore per il design e la tradizione. Vedi un cambiamento nel design italiano delle etichette, verso una svolta più moderna?

La tradizione ha due facce: da una parte fornisce storia, contenuti, ispirazione e valori al design; dall’altra può essere una zavorra per il progresso e la sperimentazione. L’Italia ha davvero una enorme tradizione vinicola: e tuttavia, molte cantine non riescono ad andare oltre il loro stile anonimo e kitsch per le proprie etichette. Ma il vento sta cambiando: sta crescendo una nuova generazione di designer e imprenditori del vino che, grazie anche alla rete, sono ispirati da mercati con design più contemporanei (Stati Uniti, Australia). Finalmente il wine packaging in Italia si muoverà verso idee più fresche e moderne.

 

Hai un esempio di artisti o designer che ammiri?

So che sembra una leccata di culo, ma uno dei miei designer (e type designer oltre che, semplicemente, grande uomo) preferiti è tedesco: Erik Spiekermann. Tobias Frere-Jones è un’altra grande fonte di ispirazione. In realtà, ultimamente sono anche molto coinvolto dall’interface design, pur non essendo un settore in cui sono forte: potrei passare ore a guardare quei concept-design in gif con le nuove interfacce di LinkedIn o Skype. In ogni caso, sono ispirato anche e soprattutto da ciò che non è graphic design: basta cercare un po’ in rete per trovare splendidi lavori di designer sconosciuti. Per questo non ricordo mai i nomi dei designer, ma ricordo sempre un bel progetto! A parte questo, nonostante il mio lavoro, sono laureato in Filosofia: anche uno dei miei pensatori preferiti è tedesco: Friedrich Nietzsche. Infine, la musica: un’altra grande fonte di ispirazione da quando avevo 12 anni (ora ne ho 37 e ancora suono in una band, faccio live-show e registro canzoni…).

 

Il tuo vino preferito?

Come dicevo, non si può vivere a Verona senza avere a che fare con il packaging del vino. È anche vero che non si può vivere a Verona ed essere astemi. Mi piace il vino, piace a tutti qui – e siamo anche grandi bevitori, se è per questo. Non ho un singolo vino preferito: come sai, in Italia tendiamo ad abbinare diversi vini con diversi piatti, eventi o momenti della giornata. Se dovessi scegliere, i miei preferiti sono comunque i rossi strutturati del mio territorio: Amarone, Valpolicella Ripasso.

 

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