Marco Campedelli: conoscere il territorio e l’azienda per progettare etichette efficaci

Marco Campedelli, oltre che un collega e amico, è calligrafo, tipografo, docente, designer e artista affermato. Da sempre lavora nel mondo del vino, tra gli altri con Ancilla, Vinosia, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cantina Ronca, Tenute Ugolini, LaVis. Per Wine Internet Marketing ha di recente rilasciato un’illuminante intervista dal titolo: come fare un’etichetta efficace per vendere il vino.

Nell’intervista Marco evidenzia alcuni concetti che condivido pienamente:

  • la verità del segno: un segno grafico è in grado di comunicare, simboleggiare e raccontare un prodotto e un’azienda con una forza di verità senza precedenti;
  • conoscere e capire un’azienda è un passaggio fondamentale per costruire un packaging efficace. Non basta più per il cliente dire “voglio un’etichetta bella, che si distingua dalle altre”: l’analisi deve essere più approfondita. Deve riguardare target, mercato, posizionamento, valori; deve essere trasversale a gusti e mercati, per poter parlare contemporaneamente al cliente del GDO sotto casa e all’appassionato di vini in Canada; deve raccontare l’azienda, la sua storia, le sue radici, il suo territorio, i suoi obiettivi;
  • è insomma importante costruire in etichetta un’immagine corretta, chiara, neutrale, non ambigua – in grado quindi di raccontare con precisione qualcosa a più persone possibili;
  • la tipografia intesa come architettura dei caratteri è fondamentale. Purtroppo oggi, complici la paura del settore vendite dell’azienda (“Non si legge il nome!”) e le restrizioni normative su dimensioni e posizionamento degli elementi di testo, vediamo troppo spesso in etichetta caratteri grandi, testi enormi, disattenzione alla tipografia;
  • clienti e designer sono sempre più attenti all’aspetto materico dell’etichetta e alle sue lavorazioni (lamine, vernici, rilievi) così come a tutti gli elementi che compongono il packaging – capsule, collarini, pendagli, veline avvolgenti, scatole esterne;
  • è quindi importante essere aggiornati con tutti i fornitori della filiera, recuperando quindi una sana osmosi tra stampa e progetto. Ma allo stesso tempo è fondamentale focalizzarsi ciascuno sulle proprie competenze: per troppo tempo i clienti si sono abituati a chiedere il progetto grafico direttamente presso le tipografie che l’avrebbero stampato. Purtroppo, troppo spesso questi sono solo progetti base, curati da giovani stagisti, che non sono in grado di analizzare il mercato, posizionare correttamente un prodotto e proporre soluzioni originali e professionali;
  • i pericoli della rete: all’iperdiffusione delle informazioni in internet non ha coinciso una diffusione di un’etica professionale. Sono sempre più i designer che vedono un progetto su Pinterest o Instagram, cambiano due colori e rivendono l’idea plagiata al cliente. È un atteggiamento controproducente, irrispettoso e contro ogni deontologia professionale. Altrettanto preoccupante è che il cliente, ormai diseducato alla comunicazione, non voglia approfondire l’origine di un design;
  • un consiglio ai designer che si avvicinano al packaging: le competenze di un designer, ancor più se si vuole dedicare al mondo del vino, sono tantissime e in continuo aumento e – soprattutto – non sono esclusivamente tecniche. È fondamentale conoscere il metodo, il processo, tutta la filiera. Bisogna essere in grado di dirigere un cliente verso il progetto, anziché essere semplicemente al suo servizio. Bisogna essere curiosi nei confronti dell’azienda e del mondo: leggere, guardare, analizzare, ricercare.

 

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