The Doves Type: storia di un litigio, una vendetta e un’eredità donata al fiume

Nonostante i suoi 76 anni, le passeggiate notturne del tipografo Thomas Cobden-Sanderson nel freddo inverno londinese non avevano mai insospettito nessuno. Lo si vedeva percorrere sempre le stesse strade, sostare qualche minuto sull’Hammersmith Bridge ad osservare lo scorrere del Tamigi, e poi rientrare. Lo stesso percorso – poco meno di un chilometro – per oltre 170 notti tra l’Agosto del 1916 e il Gennaio del 1917: ma nessuno poteva immaginare che il vecchio stampatore stesse commettendo un crimine.

In sei mesi, Cobden-Sanderson aveva riversato nel Tamigi oltre una tonnellata di tipi in metallo. A volte erano intere pagine, altre volte pochi pezzi fatti cadere dalle tasche per non insospettire gli eventuali testimoni. Verso la fine del 1916 costruì persino una piccola borsa a mano con il fondo scorrevole, per liberarsi dei caratteri senza dare nell’occhio. Nemmeno i suoi parenti più stretti sapevano di questo lento pellegrinaggio di distruzione. Quando i tipi erano molti, attendeva il passaggio di un’auto per nascondere il rumore. Una volta colpì per sbaglio una barca di passaggio nel Tamigi, ma nessuno si accorse di nulla.

Oltre una tonnellata di tipi in metallo, punzoni e matrici dati in pasto per sempre al fiume: tutti appartenenti allo stesso carattere, il Doves – usato esclusivamente dalla Doves Press, la tipografia co-fondata da Emery Walker e dallo stesso Cobden-Sanderson sedici anni prima. Il Doves era stato disegnato e fuso dal maestro Edward Prince, a sua volta basatosi sugli studi di Percy Tiffin riguardo gli umanistici veneziani di Nicolas Jenson: Prince creò il solo corpo 16 pt, usato dalla Doves Press per la stampa dei suoi magnifici libri.

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Alcuni dei tipi originali recuperati dal letto del Tamigi nel Novembre 2014

 

La società, il fallimento e la vendetta 

Cobden-Sanderson e Walker erano entrati in società nel 1900. Era stato il designer William Morris a farli conoscere: stampatore e rilegatore il primo, fotoincisore il secondo. Cobden-Sanderson era un rispettato artigiano: fu sua moglie a coprire parte del suo capitale per aprire la nuova attività. Walker, invece, era un uomo d’affari: pur dividendo al 50 per cento i profitti, Walker mantenne da contratto la possibilità, in caso di fallimento, di conservare e utilizzare liberamente qualunque carattere prodotto. In pochi anni la Doves Press si era conquistata grande fama: ogni libro era un piccolo gioiello di stampa, estremamente moderno e perfettamente stampato a mano. La loro Bibbia, stampata in 500 copie (tutte vendute prima ancora di terminare il lavoro), consegnò per sempre la tipografia alla gloria.

Tuttavia, nessuno dei due soci navigava nell’oro. Walker aveva decine di altri affari in corso, e si presentava di rado alla Doves. Cobden-Sanderson faticava a supervisionare l’intero lavoro da solo, e aveva chiesto a Walker di ridiscutere il contratto e condurre da solo la tipografia. Walker non aveva accettato: era iniziata così una lunghissima battaglia legale. C’è da dire che Cobden-Sanderson era un fanatico egoista, visionario e irruento, probabilmente inadatto a qualunque tipo di lavoro in team – figuriamoci ad una società. Solo nel 1909 si arrivò ad un compromesso: Cobden-Sanderson avrebbe guidato la Doves Press da solo, mantenendo i diritti sui relativi caratteri solo fino alla sua morte. Dopodiché, il carattere Doves sarebbe passato a Walker, più giovane di undici anni rispetto all’ex-socio.

Ma Cobden-Sanderson stava già progettando il suo crimine: poco dopo la separazione dal socio, si fece immediatamente spedire dalla fonderia tutto il materiale relativo al carattere (tipi, matrici, punzoni), che rimase nel magazzino della Doves Press per anni, prima di dare inizio alla sua lenta e inesorabile distruzione.

Fu senz’altro una vendetta spinta dal rancore: nei suoi diari, Cobden-Sanderson racconta con animosità il suo rapporto con Walker. Non solo: dai suoi scritti si riconosce un fondo di depressione, dovuto al progressivo fallimento della Doves Press, all’abbandono della moglie, al trasloco forzato in un minuscolo attico solitario. Ma non è tutto qui: in una splendida pagina del suo diario, Cobden-Sanderson scrive di non sopportare l’avvento della tecnologia nella stampa. Odiava le presse meccaniche, e il Tamigi sembrava evidentemente l’unica soluzione per evitare che il Doves venisse usato “in una macchina non manovrata dal braccio di un uomo”. Nessuno era a conoscenza dei suoi viaggi notturni: solo quando tutti i caratteri e i sistemi per riprodurli furono gettati in acqua, Cobden-Sanderson chiuse la Doves Press per sempre (1917) e dichiarò che il suo carattere era stato “lasciato in eredità al Tamigi”. Morì, senza pentimenti, pochi anni dopo – lasciando alla moglie l’arduo compito di pagare Walker per il danno dovuto alla distruzione.

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Il recupero dalle acque del Tamigi

Nessuno, nei cento anni che seguirono, era mai riuscito a recuperare i tipi originali del Doves. Nessuno, fino allo scorso Novembre: quando il designer Robert Green (che aveva già prodotto una versione digitale del Doves Type basandosi sui libri stampati) in accordo con le autorità di Londra riuscì a trovare e recuperare una piccola quantità di Doves dal letto fangoso del Tamigi. Con l’originale nelle sue mani, Green ha prodotto una nuova versione di Doves ancora più aderente a quella voluta da Cobden-Sanderson, ovviamente arricchita con tutti i caratteri che ci si aspetta da un OpenType contemporaneo (l’originale aveva circa 100 caratteri, la versione digitale di Green oltre 350). Doves è oggi disponibile su TypeSpec a poco più di 50,00 euro. 

“Credo che Cobden-Sanderson avrebbe ammirato la mia tenacia” ha dichiarato Green, quando gli hanno chiesto se il fondatore della Doves Press avrebbe apprezzato questa versione tecnologica della sua opera più amata. “Almeno finché il suo fantasma non verrà a perseguitarmi”.

 

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La nuova versione digitale di The Doves (2015), riadattata da Green sui tipi recuperati

 

Fonti: 1, 2, 3.

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