Font gratuite e piratate: è giusto non pagare per avere un carattere?

La domanda che sento dire più spesso riguardo ai caratteri è questa: perché dovrei pagare un font, quando ne esistono così tanti di gratuiti? Vero. Soprattutto considerato che alcuni font costano cifre davvero elevate – per dirne uno: la superfamiglia Helvetica Neue su Myfonts.com sfiora i 1.000 euro. Tuttavia, la risposta non è semplice e merita il dovuto approfondimento.

 

Un lavoro difficile

Prima dell’era digitale, i caratteri erano disegnati a mano. Uno per uno, con pennino e inchiostro. Era un lavoro dannatamente lungo e difficile, che richiedeva precisione, costanza, conoscenza; un lavoro di mesi, persino anni, per disegnare una sola famiglia. E non si trattava semplicemente di progettare i singoli glifi delle lettere: andavano previsti tutte le varianti di peso e postura, i segni di punteggiatura, le lettere accentate, gli eventuali simboli stranieri, i numerali e tutto il resto; come se non bastasse, era necessario anche prevedere la crenatura e gli spazi tra ogni singolo glifo e il successivo. Il passaggio al photo-type setting ha reso più agile la creazione di corpi diversi a partire da un singolo disegno, eliminando la preparazione dei tipi in metallo o in legno: ma il lavoro di progettazione è rimasto ugualmente mastodontico.

Con la rivoluzione digitale, il processo è stato in parte alleggerito: i software professionali e persino alcune web-app permettono di gestire ogni singolo aspetto del carattere. Ciononostante, il lavoro di type designer richiede ancora oggi competenze, conoscenze e capacità elevatissime. Pensate solo che un gigante come Robert Slimbach (la mente dietro alle più grandi digitalizzazioni di caratteri classici tra la fine del ‘900 e i primi anni del nuovo millennio, type designer in Adobe fin dal lontano 1987) ha impiegato 15 anni a rifinire nel dettaglio Garamond Premier Pro (2004) che molti di noi, oggi, usano con leggerezza. Al contrario, Vincent Connare (type engineer a Microsoft nel 1994) ha disegnato Comic Sans in tre giorni.

 

Qual è il giusto prezzo?

Mai come oggi siamo circondati da immondizia tipografia. E quando un carattere spicca per la qualità del risultato – e quindi per le capacità e l’esperienza di chi l’ha progettato – è più che giusto corrispondere un giusto prezzo. Ma qual è questo giusto prezzo? Non credo esista una statistica ufficiale. Personalmente credo che un buon carattere possa costare tra i 15 e i 70 euro: lo ritengo un prezzo ragionevole. La fortuna è che, con un po’ di ricerca, in questo range rientrano la maggior parte dei font disponibili all’acquisto. E non dimenticate che un carattere ben fatto può durare anche venti o trenta anni: potete dire la stessa cosa di qualunque altro software installato sul vostro computer?

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Tutti i free font sono immondizia?

Certo che no. Possiamo dividere i font gratuiti in tre grandi categorie.

I caratteri gratuiti promozionali. Molto spesso un type designer professionista offre una singola variante di un suo carattere in versione free (che so: il Regular o il Bold Italic). Il font fa spesso parte di una famiglia più grande, e viene regalato con intento puramente commerciale: prova il mio carattere e, se ti piace, puoi acquistare tutti gli altri pesi e posture. Nella stessa categoria rientrano le offerte limitate proposte dalle digital foundry, che spesso regalano (o fanno pagare pochissimo) alcuni caratteri o famiglie intere di caratteri. Essere iscritti a parecchie newsletter, in questo senso, aiuta a non perdere queste occasioni – date un occhio alla sezione Small Foundries nei miei Bookmarks. Con un po’ di attenzione, capita di portarsi a casa con pochi euro svariate decine di caratteri ottimamente realizzati.

Questi caratteri offrono un grande vantaggio: sono progettati da professionisti, e si vede. C’è però il rovescio della medaglia: è dura formattare adeguatamente un testo avendo a disposizione un solo peso di un carattere. Se pensate di ingolfarvi la libreria di font di soli caratteri promozionali, prima o poi resterete a piedi.

I caratteri progettati da dilettanti. Sono la fetta più grande del gigantesco bacino di font gratuite online. Si riconoscono subito, perché sembrano usciti da quei brutti cd che giravano negli anni ’90, insieme ad una manciata di clipart fatte male e un paio di effetti Wordart. Hanno spesso un design scarso e inconsistente, mancano di numerosi glifi (le lettere accentate o le legature sono un classico caso) e hanno tabelle di crenatura improvvisate. Se siete agli inizi della carriera di designer, non fatevi trarre in inganno: raramente un carattere di questo tipo troverà un utilizzo professionale nel vostro lavoro. E se anche a prima vista vi sembrasse ben fatto, ricordate: progettare e disegnare un carattere richiede tempo e competenze che non possono non essere corrisposte.

I caratteri plagiati o piratati. Qui entriamo nel campo dell’illegalità. Con un po’ di fortuna, troverete online caratteri come Helmetica o Garabond: sono il risultato di un intervento (non permesso, ovviamente) di modifica su alcuni punti del disegno del carattere originale, e della successiva ridistribuzione del font sotto falso nome per aggirare il problema del marchio registrato. Oppure, se preferite comunque gli originali, c’è un universo sommerso di caratteri pirata: rubati, scaricati e rimessi in circolazione gratuitamente senza alcuna autorizzazione, spesso in mega-set di svariate centinaia di megabyte. Approfittare di questi archivi illegali è, manco a dirlo, un reato; ed è anche un pessimo comportamento dal punto di vista etico nei confronti di chi, come noi, chiede di essere pagato per il suo lavoro creativo.

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I tempi cambiano

Ma non è tutto qui, per fortuna. Non si può parlare di free font senza parlare di Open Source: il movimento che mette a disposizione decine e decine di caratteri gratuiti e open spesso realizzati con grande cura dei dettagli.

Anche le grandi aziende del mondo digitale hanno dato un contributo al mondo dei free font: è il caso tra gli altri di Adobe con Source Sans Pro (2012), di Google con Roboto (2012) e – forse, tra qualche mese – di Apple con San Francisco (2014). Molte digital foundry mettono a disposizione splendidi caratteri con la formula del pay-what-you-want (è il caso, ad esempio, di Lost Type): si possono scaricare font ottimamente realizzati anche per 5 o 10 dollari.

I tempi, insomma, stanno cambiando: servono attenzione e capacità critica, ma con un po’ di fortuna anche il mondo dei free font può offrire dei piccoli gioielli. Ma non dimenticate l’esempio di Robert Slimbach (e di Vincent Connare): i type designer professionisti producono caratteri splendidi ed eterni, ma lo fanno con un grande sforzo in termini di tempo, energie e competenze. Tutte cose che, oggi più che mai, hanno un elevato valore.

6 Comments
  • Andrea
    febbraio 7, 2015

    ‘Qual’è’ va scritto senza apostrofo, grazie.

    • OniceDesign
      febbraio 7, 2015

      Lieto di vedere che hai colto il senso dell’articolo.

      • Andrea
        febbraio 11, 2015

        L’articolo è un testo scritto, quindi farebbe piacere vederlo scritto correttamente.
        Tanto più se si parla di qualcosa riguardo la tipografia.

        • OniceDesign
          febbraio 11, 2015

          Hai ragione, prova ne sia che ho corretto immediatamente l’errore; ti invito a notare che io per primo sono sempre particolarmente attento, è raro trovare mistype nei miei pezzi. Ciononostante non è un pezzo sulla grammatica italiana: se pure questo non giustifica gli errori, tuttavia come designer che cerca sempre di fare del suo meglio per trattare temi interessanti e di rilievo avrei preferito un commento più addentro al tema dell’articolo, una visione personale sull’argomento, un parere, una critica al contenuto, uno spunto di riflessione, un approfondimento; e poi, ci mancherebbe, la segnalazione dell’errore grammaticale. Sarò antiquato anche sulla netiquette?

  • Marco
    febbraio 18, 2015

    In linea generale anch’io penso sia giusto pagare per un font. Ma come del resto per un brano musicale, per un film o per un software.
    Però penso che il prezzo debba essere ragionevole.
    Per queste ultime categorie, col tempo, si è finalmente arrivati a prezzi accettabili e accessibili a tutti che tra l’altro penso abbia portato alla fine ad un guadagno anche per chi vende, perché sebbene il prezzo unitario si sia abbassato, la clientela si è allargata.
    Con le font, invece, ci sono ancora molti casi di prezzi assurdi, che ti fanno chiedere chi davvero sarebbe disposto a pagare tanto.
    In questo modo, poi, secondo me si incita solo la “pirateria”.
    iTunes docet.

  • Tommaso
    settembre 27, 2015

    Bhè, se trovo un opera d’arte sul marciapiede e nessuno lì vicino la reclama è mia (a meno che non ci sia scritto qualcosa; come per l’auto la targa), nessuno può reclamarne il diritto; quindi io posso usarla quanto mi pare per fare una replica commerciale, così anche il font, ..se non vuoi che venga usato per scopi commerciali tienitelo stretto come un egoista, quando morrai il tuo font morirà con te; è una scelta, ma nessuno si può permettere di interrompere la creatività; per fortuna internet stà distruggendo l’egoismo (come è successo fortunatamente con il cinema, che stà ritornando ‘artistico’ anzichè commerciale)..

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