Font ecologici e risparmio d’inchiostro: ha davvero senso?

Ecologia, risparmio di inchiostro, incidenza sull’ambiente, impronta ecologica: temi caldi già da parecchi anni, che non hanno mancato di interessare una certa parte della community di designer.

 

Il mondo preferisce Garamond

Era il 2010, se ricordate, quando Matt Robinson scrisse la stessa parola sul muro con caratteri diversi ma allo stesso corpo usando delle penne a sfera, per poi confrontare le quantità di inchiostro rimaste nelle Bic. I risultati? Scrivendo in Garamond, il risparmio sarebbe stato evidente. Lo stesso Garamond, più di recente, è stato protagonista di una interessante vicenda: il quattordicenne Suvir Mirchandani, studente di Pittsburgh, ha dimostrato che il Governo degli Stati Uniti avrebbe potuto risparmiare più di 370 milioni di dollari semplicemente usando Garamond, anziché Times New Roman, come font standard per i documenti stampati.

Naturalmente non è così facile (Thomas Pinney spiega perfettamente perché): perché Suvir non ha detto quale versione di Garamond usare (solo le “ufficiali” sono 6: Simoncini, Adobe, Monotype, Berthold, ITC e Stempel); perché il Times New Roman ha un’altezza della x superiore a quella di Garamond, col risultato di una maggiore leggibilità a parità di corpo – per garantire la stessa leggibilità bisognerebbe aumentare il corpo di Garamond e, di conseguenza, il risparmio di inchiostro scomparirebbe; perché il governo degli Stati Uniti usa principalmente stampanti laser con costi di toner molto inferiori a quelli dell’inchiostro delle inkjet; e, non da ultimo, perché Garamond non è un free-font e non è nemmeno incluso nei principali sistemi operativi, con conseguenti costi di licenza per ogni macchina del governo USA.

 

 

EcoFont is Holey

Ecofont: il font bucato

Dei molti esempi di caratteri disponibili per risparmiare inchiostro, uno dei più noti (era il 2010) è Ecofont. Sostanzialmente, si tratta di un carattere “forato” nei volumi, che garantirebbe secondo il produttore dal 20% al 50% di risparmio di inchiostro. Ne esiste una versione originale (un sans serif), più delle versioni ricalcate sui principali font di sistema: Arial, Calibri, Verdana, Times New Roman, Trebuchet MS. Il difetto del progetto è che a fare ecologia volendoci guadagnare non si fa sempre bella figura: il pack completo di Ecofont va dai 20 euro per la Home Edition ai 45 per le 3 licenze. Sono disponibili anche multi-licenza per le aziende, ma il prezzo non è specificato. 

 

 

161620_29d55b53c5af47cbb93d048c7d577599

Ryman Eco: bello ed ecologico

Di recente, invece, il gigante della stampa Ryman ha lanciato Ryman Eco,  che assicura fino al 33% di risparmio di inchiostro. Il design rispetto a Ecofont è radicalmente diverso: non più aste forate, ma “separate” lungo la loro lunghezza per creare campiture nere, di conseguenza, non piene ma dall’aspetto tratteggiato. “Il font aiuterà l’ambiente solo se la gente lo userà davvero”, dicono a Ryman: per questo, il download è completamente gratuito. Godetevi anche i commenti di Dan Rhatigan (Monotype) nel video in testa a questo post.

Ma anche per Ryman Eco, non è tutto oro (verde) quello che luccica: a prima vista il font ha un design interessante, particolare, anche per utilizzi come display font a grandi dimensioni. Ma è proprio quando il carattere diventa più piccolo (cioè: nella maggior parte degli utilizzi domestici e d’ufficio) che nascono i primi problemi, in particolare – ma non solo – sul versante digitale: a corpo piccolo, l’effetto è sgranato, sporco. Piaccia o non piaccia, oggi non si può ignorare l’aspetto cross-media di un font nemmeno se è destinato in particolare alla carta stampata.

 

Ne vale davvero la pena?

Stampare documenti usando Ecofont, Ryman Eco o qualunque altro font ecologico può far risparmiare inchiostro, siamo d’accordo. Ma resta comunque una stampa: la carta, altra risorsa preziosa, viene consumata in grandissime quantità, sprecata, gettata. Tra riciclo, riuso e certificazioni FSC di filiera, c’è da dire, la situazione forse è in parte migliorata.

Ma mi chiedo: quanto inchiostro, carta, tempo e spazio risparmieremmo, digitalizzando finalmente i settori che più fanno uso di carta (amministrazioni pubbliche, enti, istituzioni)? Promuovendo sui social gli eventi anziché stampando migliaia di flyer inutili? Evitando di stampare mail, fatture, documenti e tutto il resto per nostro inutile archivio? Lungi da me l’augurarmi la fine della carta stampata: non succederà mai. Ma la digitalizzazione è in atto e, per certi settori, c’è solo da sperare che acceleri il più possibile.

 

 

3 Comments
  • Enzo Triolo
    agosto 28, 2014

    Beh, il design del carattere in sé non è affatto male. Ma bisogna considerare l’effettiva applicazione pratica nel campo della modulistica e della stampa in generale.
    È sicuramente un’iniziativa lodevole, ma limitata appunto dal fatto che nelle piccole dimensioni il risultato è abbastanza discutibile (sembra di stampare con una vecchia inkjet con l’impostazione su “economico”).
    Quindi lascia un po’ il tempo che trova, personalmente.

  • Sonia
    agosto 29, 2014

    Bellissimo blog complimenti!! L’ho appena trovato e mi accomoderò presto a leggerlo TUTTO!

    • OniceDesign
      agosto 29, 2014

      Grazie! Buona lettura!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *