Perché non ha senso chiedere ad un collega se gli piace un nostro progetto

Intendiamoci: non dovete certo venire a insegnare a me quanto importante sia far girare informazioni, skill, capacità e cultura nella community di designer; e nemmeno quanto fondamentale possa essere il giudizio di un collega in grado di valutare un nostro progetto con un occhio diverso. Ma non temo di risultare impopolare sostenendo che chiedere ad un designer “Ehi, ti piace come ho impaginato questa brochure?” o “Ehi, ti piace questo logo che ho disegnato?” sia inutile e dannoso.

Anzitutto è inutile: perché il giudizio che ci darà il nostro collega non potrà che essere parziale. La qualità del nostro risultato non può prescindere da una serie di elementi: il briefing, il tipo di cliente, il budget, l’analisi del target, le strategie dei competitors, la situazione di partenza dell’azienda, il tipo di comunicazione fatta fino a quel momento, la scelta dei media e così via. Impossibile giudicare un lavoro senza questi elementi se non dal puro punto di vista estetico o dalle informazioni evidenti o facilmente immaginabili. Quindi, impossibile pretendere di ottenere un commento valido, completo e davvero utile alla nostra crescita professionale.

In secondo luogo è sbagliato: perché l’aspetto estetico (mi piace / non mi piace) è decisamente sopravvalutato nel nostro lavoro. È più utile parlare di efficacia della comunicazione, di rispetto delle esigenze del cliente, di focalizzazione sul target, di qualità del linguaggio. La bellezza in senso stretto, lasciatemelo dire, non è il nostro mestiere: noi abbiamo un messaggio da veicolare e, il più delle volte, questo messaggio deve generare vendite, soldi, mercato, contatti. Niente di più basso e veniale, se volete. Ci sono lavori bellissimi dal punto di vista estetico ma pessimi come design (cioè, appunto: progetto): ovvero, privi di una adeguata fase progettuale, vuoti di concetto e quindi incapaci di comunicare il messaggio nel modo migliore. L’eccessiva attenzione alla sola bellezza di un lavoro ha generato nel tempo mostri orrendi: tanto per cominciare, la convinzione che sia la tecnica (cioè la capacità di usare i software) a fare il designer. Io non so fare digital paint, e non so costruire in Photoshop, per dire, un cielo finto di nuvole renderizzato su uno scatto preesistente – ciononostante, sono certo che non siano queste le cose importanti per chi si vuole occupare di creatività e comunicazione. È anche per questo che esistono free tutorial sui software e corsi costosi per tutto il resto.

In conclusione: quando chiedete l’opinione di qualcuno su un vostro lavoro (ma vale anche quando presentate un lavoro del vostro portfolio), il consiglio che posso dare è questo: presentate anche tutto lo sfondo entro cui il progetto è stato pensato – parlate del cliente, del brief, del budget, delle necessità esposte, delle tempistiche richieste, dei ragionamenti applicati, delle motivazioni dietro alle scelte. E se la risposta che ottenete è un semplice “mi piace” o “non mi piace”, beh, cestinate pure il commento e cercate qualcuno di più preparato.

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