Matteo Renzi non sa chi siamo

di 17 marzo 2014 2 0

 

Lo so. Ho sempre detto “niente politica”, ma ultimamente ci sto cascando sempre più spesso. Questo post voleva essere una lunga lettera al Presidente del Consiglio, ma è troppo difficile spiegare tutto da solo. Di revisione in revisione, si è trasformato in una raccolta – come faccio spesso – di notizie e analisi dall’universo dei lavoratori autonomi. Letto tutto di fila, fa venire voglia di fare le valigie e andarsene dall’Italia; ma chissà, magari ad un premier fa venire voglia di ricordarsi anche di noi, una volta ogni tanto.

Il punto è semplice: l’Italia vive ancora nella falsa convinzione che i lavoratori siano di due tipi: i dipendenti – oppressi e malpagati – e gli imprenditori – ricchi e ladroni. L’immagine si è talmente radicata nella mentalità provincialotta del Belpaese, che quando ci si è accorti di una terza categoria, i precari, i media e il governo non hanno parlato d’altro per mesi, sorpresi e spaventati da una realtà invisibile pur sotto il loro naso. Quindi: c’è chi il lavoro lo dà, chi il lavoro lo fa a tempo indeterminato, e chi il lavoro lo fa a tempo determinato, a progetto, senza sicurezze.

Ci sono poi i lavoratori autonomi “classici”, mare magnum in cui navigano insieme notai e falegnami, avvocati e architetti, artigiani e commercianti insieme ad Albi, Confederazioni e Ordini. Li si chiama consulenti o professionisti, vivono con meno garanzie di un dipendente ma hanno almeno in parte la tutela dei rispettivi Ordini a cui sono iscritti.

E poi ci siamo noi: designer, grafici, copywriter, videomaker, fotografi, sviluppatori, traduttori, startupper. Liberi professionisti ma senz’Albo. Lavoratori autonomi ma senza categorie. Consulenti freelance senza prezzari condivisi, con caratteristiche estremamente variegate; senza esami, certificazioni, iscrizioni, competenze minime. Precari, in un certo senso, ma considerati “evasori” dai sindacati (sono parole della Camusso).

Pur essendo in oltre 3 milioni e rappresentando quasi il 6% del PIL, nessuno ci riconosce né ci rappresenta. 

 

Sei un lavoratore autonomo e devi morire

Non abbiamo i diritti dei dipendenti (ferie, malattie, maternità, TFR, pensione, stipendio fisso), ma abbiamo oneri di tassazione più duri dei professionisti con Albo (gente che, lasciatemelo dire, guadagna senz’altro più di noi). Ci chiamano imprenditori come avessimo capannoni, dipendenti, macchinari e fatturato a 6 zeri. Ci chiamano lavoratori autonomi ma siamo precari, con oscillazioni enormi da un mese all’altro di quantità di lavoro, incassi e liquidità. Nessuno sa chi siamo veramente.

Tremendo e illuminante in questo senso un vecchio articolo (è del 2010) di Giacomo Mason, da cui cito: 

Sei un lavoratore autonomo ma non sei avvocato, architetto, notaio o medico. E neanche idraulico, elettricista o falegname. Magari sei web designer, archeologo, traduttore, grafico, pubblicitario, copywriter, pubblicista, videomaker, formatore, sviluppatore php, disegnatore, architetto dell’informazione, consulente aziendale, fotografo. Appartieni a uno stano contenitore che i tuoi genitori, ma anche l’INPS o il TG3, non hanno ancora imparato a riconoscere. Lavori col Computer.

Sei un lavoratore autonomo e lavori da casa. Ma questa condizione non assomiglia all’idea che ti eri fatto quando stavi in ufficio, non corrisponde al quadretto pigiama-computer-frigorifero. Ti svegli alle 7.00 e alle 20.00 alzi la testa e dici “toh”. Ti chiedono il venerdì sera le cose per lunedì mattina sapendo che le avranno. La tua casa assomiglia a un ufficio, mangi davanti al pc. La domenica puoi fare le slide in santa pace. […]

Fai parte dell’ingranaggio ma non appartieni a una Classe, lavori duro ma non fai parte di un Popolo; nessuno scenderà in piazza per te, e tu non saprai mai con chi scendere in piazza. Fai parte della famosa “Moltitudine”, ma questo non ti tranquillizza, perché con i concetti filosofici non sempre si arriva a fine mese e la moltitudine va bene nei libri di Toni Negri ma non quando devi rivendicare un diritto. […]

Sei un lavoratore autonomo e non aspettarti la solidarietà di nessuno: non si dà solidarietà ai fantasmi, agli invisibili. Non sei un disoccupato quindi niente Santoro per te, non sei un precario, quindi niente Epifani-Bonanni-Angeletti per te.

 

La prossima volta, ricordatevi anche di noi

La prova di questo disinteresse è il Jobs Act che il premier Matteo Renzi propone come suo cavallo di battaglia. Un Jobs Act che, alla prova dei fatti, si rivela l’ennesimo tentativo di ingraziarsi categorie sociali classiche che ormai hanno poco a che fare con la realtà: i pensionati, le famiglie, i lavoratori dipendenti. Parliamo di circa 10 milioni di italiani, che riceveranno 80 euro in più al mese in busta paga.

Un’intelligente analisi di ACTA mostra come cambierà la situazione di un dipendente e di un freelance dopo i ritocchi all’IRPEF pensati da Renzi. Viene considerato un dipendente con un reddito lordo di 25.000 euro annui, per il quale si ricostruisce il costo del lavoro complessivo (includendo quindi anche i contributi a carico dell’azienda). In parallelo viene analizzata la situazione di un freelance con lo stesso costo del lavoro complessivo (al lordo cioè di tutta la contribuzione, che in questo caso è ovviamente a carico del freelance). Il risultato è disarmante: dopo le agevolazioni renziane, il reddito del dipendente salirebbe da 55,5% a 58,6%, abbassando di 3 punti percentuale il carico IRPEF. Il reddito netto del freelance, invece, non cambia, restando fermo al 55,7% con un peso dell’IRPEF di 16,5 punti percentuale, contro gli 11,9 del dipendente.

L’IRPEF, lo sappiamo bene, è solo una parte del problema: ci sono anche i contributi INPS, che spremono le tasche delle Partite IVA a fronte di una pensione che probabilmente non avremo nemmeno. Perché mentre la nostra contribuzione INPS, in dieci anni, è passata dal 10% al 27%, gli altri autonomi hanno cifre ben diverse: i professionisti iscritti all’Albo pagano solo il 14%, mentre commercianti e artigiani il 21% (che a breve salirà al 24%). Anziché limitarsi ad interventi di facciata come gli 80 euro in più in busta paga ai dipendenti o il ritocco dell’IRAP (che comunque non coinvolge noi autonomi), Renzi avrebbe potuto promettere la progressiva omologazione dei contributi INPS per tutti gli autonomi: avvocati, notai, commercianti e artigiani da una parte e designer, programmatori, copywriter, sviluppatori dall’altra, paghino tutti il 24%.

La cosa davvero grottesca, in tutto questo, è che Renzi voglia passare per il-nuovo-che-avanza, il giovane che twitta e ascolta la sua generazione. Strano, quindi, che il premier non si sia accorto che è proprio il mondo del lavoro a chiedere sempre di più al giovane lavoratore di organizzarsi come autonomo. Se pure le Partite IVA sono calate del 9% rispetto all’anno precedente, la flessione riguarda più i professionisti classici (avvocati e architetti, per esempio) che i nuovi lavoratori indipendente: per intenderci, proprio quelli nella sfera della creatività, della pubblicità, della rete, delle start-up.

Chiudo con Elisabetta Ambrosi, che dalle pagine de Il Fatto Quotidiano dice:

Si blandisce un’Italia che, almeno nelle parole di Renzi, è ancora fatta da categorie vaghe e generiche: “le famiglie”, “i pensionati”, considerati tra l’altro, nel linguaggio del premier, alla stregua di un popolo passivo e senza risorse cui il neopremier dispensa, con paternalismo, qualche decina di euro. No, qui non c’è traccia di un’idea di sviluppo, del lavoro che cambia, di quell’innovazione che è l’unica strada per uscire dalla crisi. C’è solo un’elemosina in quella “busta paga” che ormai intere generazioni, di nuovo, le stesse del premier, non sanno più neanche cosa sia.

 

 

 

 

 

2 Comments
  • Cri
    marzo 17, 2014

    E’ vero che viene voglia di fare le valigie e partire.
    Aspetto ancora un poco, perché io spero sempre che qualcosa cambi. Tipo che un asteroide li faccia fuori “tutti” però, non di certo che un renzi lavori davvero per il Paese.

  • Anita Loriana
    aprile 15, 2014

    Sono più che d’accordo con te Il commercialista mi ha appena comunicato le previsioni delle tasse, cifre da DELIRIO… non posso farcela ed è insopportabile, ho già ridotto all’osso ogni spesa per la mia persona Per cosa? Per pagare le TASSE! Nel Def e nel Job’s Act le Partite Iva non sono nemmeno menzionate Noi NON esistiamo, semplicemente Forse perché il disegno è farci scomparire, come di fatto sta accadendo Se non ci uniamo è la fine, nessuno ci tutela, non esiste un sindacato delle “partite Iva”

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