I poster degli Oscar 2014

Anche per questi Oscar 2014 non ci siamo fatti mancare nulla: la selfie da record che si è rivelata un gigantesco product-placement Samsung; le polemiche italiane per il ringraziamento a Maradona del nostro Sorrentino; il solito filmone superpremiato “ma tanto sono quasi tutti premi tecnici”; il povero DiCaprio ancora una volta a bocca asciutta.

Ma, com’è ovvio che sia, nessuno pensa mai di premiare il design dei poster dei film candidati agli Oscar. Nessuno, tranne la britannica Curve Agency. Qui c’è l’articolo completo. 

Il premio per il miglior poster design, secondo Curve Agency, se lo dividono equamente Gravity e 12 Years A Slave (non a caso, i due film più premiati alla cerimonia). Il peggior poster, invece, è quello di Captain Phillips.

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Gravity

Il poster mostra un concetto fortemente minimalista, che riprende in parallelo lo stile del film. I principali elementi tipografici formano una composizione triangolare che punta verso il basso, enfatizzando la sensazione di caduta. È uno degli utilizzi migliori del Futura: l’abbondante crenatura tra le lettere ricorda la vacuità dello spazio. Intelligente, minimalista, metaforico. 9/10

Sono un grande fan dell’approccio minimalista. In questo poster c’è molto vuoto: il motto “less is more”, in questo caso, funziona perfettamente. L’assenza di elementi di distrazione, combinata con una tipografia forte e molto spazio tra le lettere restituisce la sensazione dello spazio vuoto. 9/10

È una donna, un uomo, chi lo sa? Eccitante, non è vero? Grande uso dei toni monocromatici e delle proporzioni per enfatizzare il vuoto siderale. Ed è comunque chiaro di cosa parli il film, a differenza di molti altri poster. 8/10

 

12 Years A Slave

La posa è molto sportiva ma i costumi, il fondo bianco molto drammatico e quel 12 che attira l’attenzione favoriscono la percezione del film storico. Splendida tipografia nei titoli, ma nessun indizio che il film vi distruggerà completamente. 9/10

Grande composizione di testo e immagine, con quel 12 scritto a mano che funziona perfettamente. Il design enigmatico tiene in equilibrio tutti gli elementi, pur dando l’impressione di libertà e movimento. 9/10

Bell’uso di font e immagini. Il 12 scritto a mano enfatizza gli anni di schiavitù, l’immagine racconta una corsa per la libertà. 8/10

 

Captain Phillips

Perché la faccia di Tom Hanks è così grande? Tutto quel nero e l’effetto grunge sul testo danno un bel tocco, ma ricorda troppo la saga di Bourne e manca completamente di originalità. 4/10

Di cosa parla questo film? All’inizio pensavo che quell’elemento verticale fosse una pistola, invece è un pezzo di nave. Forse il film parla di navi. Però è un po’ troppo scuro, non trovate? 3/10

Bella composizione generale, ma niente di che. Mi ricorda il poster di Cape Fear. La spaziatura della riga alla base è un po’ troppo esagerata, e la fa sembrare un’unica parola maiuscola. 4/10

 

Francamente, sono d’accordo con i giudizi su Gravity e Captain Phillips, ma quasi per nulla con quelli di 12 Years A Slave. Trovo il primo poster intelligente e minimalista e il secondo noioso e confuso; ma il poster del film di Steve McQueen – nonostante una discreta organizzazione del testo – viene impoverito proprio da quel “12” arancione e scritto malamente che Curve Agency esalta. In più, trovo interessante anche il design di Her, che invece si classifica solo terzo.

 

 

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