13 Comments
  • Davide DaZa Zamberlan
    febbraio 24, 2014

    Secondo me esiste davvero la possibilità che varie realtà eccellenti del design evitino ormai i concorsi per la nomea che gli gira attorno. Cioè che per motivi vari, dall’amicizia/nepotismo all’incompetenza, non sia premiata la qualità, ritenendo non possibile ma praticamente certo il non ritorno di tempo e risorse spesi in un contest.
    Un circolo vizioso perché poi risultati come questo, dove si (deve?) scegliere il “meno peggio”, non fa che confermare all’apparenza questa fama dei concorsi.

  • Andrea
    febbraio 24, 2014

    Secondo me uno dei problemi principali è il brief. I loghi sono la conseguenza di queste linee guida banali. Manca il fattore differenziante al quale un grafico può appigliarsi per sviluppare un’idea originale.

  • Desdinova
    febbraio 24, 2014

    Ciao, difficile dire se è perchè i designer che partecipano sono scarsi oppure perchè la media nazionale è bassa. A mio avviso entrambe le cose, probabilment epiù per la media nazionale molto bassa. Il webdesign in italia ha molto spazio proprio perchè moltissimi pensano che sia un gioco da ragazzi farlo (cosi come realizzare un sito intero). Questo lo si può vedere anche dalla qualità media di tutti i siti italiani online che nasce dalle richieste (anch’esse relativamente “basse” e senza pretese). CHi sa lavorare bene non perde tempo con i bandi nazionali/regionali perchè sa che, a livello di immagine, valgono praticamente nulla. Inoltre se ancora più esperto lavora con l’estero, non di certo in italia. Chi invece non sa come racimolare il mese partecipa a questi concorsi e ne vince quindi il “cattivo gusto”.
    A mio avviso il problema non sta nel chi e nel come si partecipa, ma nel come si premia e quidni da come è composta la giuria. Se la maggior parte dei votanti non ha espresso il voto non vedo perchè 3 di essi debbano decidere le sorti di un logo (e di una regione).

  • OniceDesign
    febbraio 24, 2014

    Fatto sta che AIAP avrebbe fatto meglio, viste le condizioni minoritarie e la scarsa qualità dei risultati pervenuti, a ritirarsi dalla giuria.

  • Gianni Lombardi
    febbraio 25, 2014

    Anche usando ossessivamente l’inglese “contest” al posto del più chiaro “concorso” perdiamo qualcosa…

  • Paolo Caracciolo
    febbraio 25, 2014

    Il problema infatti è alla base: se continuiamo a svalutare la professione, oggi più importante che mai, del progettista visivo, non potremo mai dare l’immagine di un paese serio nel contesto europeo, ciò che mostriamo è il prodotto di una terra priva di talenti, che invece ci sono, ma nascosti dal velo oscuro della moderna italianità. E così il talento fugge nel buio, in cerca di luce.

  • Claudia
    febbraio 26, 2014

    Vi faccio presenta anche questa notizia
    http://www.onicedesign.it/?p=1544

    Che aggiungere?

  • Maurizio
    febbraio 26, 2014

    Riporto una considerazione fatta già all’aiap:

    A quanto vedo in giro questa è una questione difficile da affrontare.

    Non so quanti soci Aiap abbiano partecipato al concorso, ma io, che sono un socio da due anni, insieme al mio studio ho deciso di non restare a guardare passivamente.

    Ci siamo detti: vogliamo fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose o vogliamo restare a guardare e criticare? Aggiungo, qual è il ns compito di professionisti? Stare su un piedistallo a giudicare “la mediocrità” avanzare, o se possibile esporsi in prima persona e “fare”?
    Il problema del budget irrisorio e il rischio di perder del tempo venendo mal giudicati, è una questione che abbiamo affrontato e risolto proponendo “una strada”, “un concept” non un progetto finito ma un idea da sviluppare.

    È doveroso dire che non è ns solito partecipare ai concorsi, sopratutto quando già dal bando ci sono tutte le premesse per un cattivo risultato, come per esempio Firenze. Diverso è quando viene scritto un bando come quello di Bologna, dove già dalla stesura e dalla ricerca effettuata alle spalle, si evidenzia la qualità del concorso. In quel caso decidiamo di metterci in gioco. Anche per il Lazio c’era l’aiap, ma sicuramente con persone e coinvolgimento diverso.

    Ecco la nostra “strada”. Ci aspettiamo da parte di tutti un confronto costruttivo.

    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.458757650917334.1073741828.111253149001121&type=1

  • MIRKO
    febbraio 26, 2014

    Siete una massa di ridicoli raccomandati che state rovinando il nome dell’Italia.
    Di designer bravi ce ne stanno tanti ed anche gente che ha studiato per ottenere le capacità che si ritrova. Non credo che la soddisfazione di essere il designer di un logo prestigioso, oltre che alla vincita di denaro del contest in questione e di tanti altri, non stuzzichino i ”VERI” graphic designers; ma l’assordante potere delle raccomandazioni e del sistema di meritocrazia falsato, fanno si che ne i veri professionisti, ne chi mette anima e corpo nel settore grafico-comunicativo, prendano minimamente in considerazione questi contest!
    Soprattutto voi grandi agenzie grafiche e creative, datevi una regolata e andate a cercarli i veri talenti italiani; pensando prima all’importanza e alla bellezza della grafica e della comunicazione e dopo ai soldi!
    Cordiali saluti.

    • Laura
      marzo 21, 2014

      ESATTO.

  • Riccardo Giraldi
    febbraio 27, 2014

    Tre pensieri:

    1 – Mi dispiace per la immeritata brutta pubblicità di chi ha investito tempo a fare questo concorso e ha vinto. Loro sono stati alle regole, sono stati i migliori, hanno vinto. stop.
    Quindi complimenti ai vincitori.

    2 – Se chi ha fatto il bando non è contento del risultato si deve fare delle domande sulla qualità del proprio lavoro. E guai a dare la colpa ai partecipanti.

    3 – Smettiamo di pensare che questi bandi siano indicativi a valutare la bravura o meno dei grafici italiani. Queste sono sciocchezze.

  • giuseppe
    aprile 2, 2014

    Viva il vincitore… ha partecipato con il suo lavoro, bello o brutto che sia ed è stato “bravo”, adesso si ritrova con 12.000 euri in più in tasca alla faccia di chi critica e di chi non ha partecipato. Guardando i lavori l’unica cosa che mi viene da pensare è “porca l’oca, sono stato un fesso a non partecipare…”
    magari, in futuro, cercherò di farci più attenzione a questi concorsi

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