Il dente blu del re danese

di 7 gennaio 2014 0 0

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Si dice che l’icona sia un linguaggio universale, in grado di condensare significati in un unico segno facilmente comprensibile. Più complicato, però, è capire perché un determinato simbolo sia stato scelto rispetto ad altri, soprattutto oggi quando l’abitudine ha contribuito ormai a capire immediatamente alcune icone iperdiffuse senza osservarle davvero. Gizmodo, in un vecchio articolo, ne racconta l’origine e qualcuno ci ha anche costruito un’infografica riassuntiva.

Power

Beh, questo è facile. Nel sistema binario, uno 0 indica off e un 1 indica on. Fondeteli insieme, ed ecco il simbolo di accensione di innumerevoli dispositivi.

Play

Anche qui, nulla di complicato. Apparso per la prima volta a metà degli anni ’60 insieme agli altri simboli derivati (pausa, stop, fastforward e rewind), la freccia del simbolo Play punta a destra perché era quello il senso di direzione del nastro magnetico.

Firewire

Oggi sempre più abbandonata a favore della nuova Thunderbolt e di USB 3.0, Firewire nacque nel 1995 alla Apple. La connessione prometteva connettività ad alta velocità per le periferiche audio/video. Le tre braccia dell’icona, infatti, rappresentano proprio audio, video e dati.

USB

Bizzarro: le tre punte dell’icona USB si ispirano proprio al tridente di Nettuno. Al posto delle tre punte triangolari, i designer hanno usato tre forme diverse (cerchio, triangolo e quadrato) per descrivere l’ampia gamma di periferiche che possono condividere questo tipo di connessione.

Bluetooth

Questa è la storia: c’era un re danese, nel decimo secolo, di nome Harald Blatand. Amante dei mirtilli, i suoi denti erano sempre macchiati di blu. A lui il merito di aver permesso pace e dialogo tra le fazioni in guerra di Norvegia, Svezia e Danimarca. Proprio come nella storia, la connessione bluetooth prende il nome dai denti sporchi del re Blatand, il simbolo dalle due rune che compongono le iniziali del sovrano e, pensa un po’, il significato dalla capacità di far dialogare sistemi differenti come computer e dispositivi mobili.

Command

Apparsa per la prima volta nell’Apple III del 1980, l’icona di Command era proprio una piccola mela. Jobs ha sempre odiato quel simbolo e lo sviluppatore Andy Hertzfeld ricorda le sue parole: “Ci sono troppe mele sullo schermo, è ridicolo!”. Il redesign, ad opera di Susan Kare (sue le interfacce e i font di Mac OS), apparve nel 1984 con Macintosh: il simbolo floreale in uso ancora oggi, noto come Gorgon Loop, è ispirato a segni precristiani molto usati nei paesi del nord come simbolo geografico di interesse (ad esempio, antichi monumenti o attrazioni turistiche).

Attesa

Conosciuta con molti nomi: la ruota ipnotica del destino, la pizza rotante o – mimando il più noto BSOD di Windows – SBBOD (Spinning Beach Ball of Death), questa icona è il terrore degli utenti Mac, perché appare quando un’applicazione va in crash. L’origine resta misteriosa (sembra ispirarsi all’icona CD di NeXTStep, il sistema operativo sviluppato da Jobs durante l’esilio da Apple), ma sembra chiara l’allusione ad un orologio rotante per descrivere il tempo che passa in attesa.

 

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