Freelance, timoniere della propria carriera

L’amico e collega Alessandro Bonaccorsi (l’unico designer che conosco a sapersi descrivere con la definizione illuminante di giardiniere dell’immaginario) sul suo blog Zuppagrafica scrive un pezzo fantastico sulla condizione di freelance. Ve ne riporto dei passaggi a stralcio, e non posso che raccomandarvi la lettura dell’intero articolo qui. 

Una delle possibili definizioni è che i freelance sono dei lavoratori autonomi che agiscono per conto terzi, non condizionati da nessun vincolo temporale o logistico. Il termine freelance è anche interessante dal punto di vista etimologico: viene usato per la prima volta nel romanzo “Ivanhoe” di Walter Scott per indicare i Lancieri che mettevano a disposizione, del signore che pagava meglio, la loro arte guerresca.

L’immagine un po’ avventurosa di liberi lancieri mercenari, è diventata rappresentativa di una generazione di lavoratori autonomi nel Novecento. Ma è solo nell’ultimo ventennio che l’idea del freelance libero e indipendente ha subito il vero colpo di grazia: ne abbiamo già discusso qui e qui, giusto per citare gli ultimi post. Oggi infatti, secondo Alessandro, freelance è diventato

un termine sinonimo di lavoratore a progetto, di esternalizzato, di collaboratore e di precario: il freelance è diventato di fatto un lavoratore dipendente senza averne i diritti e i vantaggi.

La soluzione per fortuna c’è: è lavorare al proprio approccio alla professione, per sentirsi per primi davvero “free” e indipendenti.

Il freelance deve imparare a sviluppare la propria professione seguendo l’idea che è lui il timoniere della propria carriera: pensare a se stessi come se si fosse un brand, un marchio, un’azienda, come agli imprenditori di se stessi oppure ai padroni della propria vita, aiuta a sentirsi indipendenti e unici.

Considerare se stessi alla pari di un’azienda significa trattarsi come un vero e proprio brand. La tanto osannata self-promotion diventa dunque fondamentale, e secondo Alessandro si muove attraverso cinque operazioni precise e successive: Nominarsi, Definirsi, Organizzarsi, Promuoversi e Condividere.

 

Lascio leggere a voi i dettagli dei singoli passaggi. Mi piace però riportarvi questi due frammenti che trovo particolarmente intelligenti e indovinati:

Essere freelance significa avere il doppio delle energie, perché si è liberi di fare ciò che ci piace o che ci riesce meglio. La libertà è la vostra benzina, la gioia di fare il vostro lavoro deve trasparire e deve essere uno dei motivi per cui verrete scelti.

E soprattutto la descrizione alla voce Condividere che, come sa bene chi frequenta da tempo questo blog, è a me particolarmente cara: 

Non c’è ragione perché abbiate paura degli altri, dovete essere socievoli, accoglienti e disponibili. Aprirvi è una delle massime libertà che possiate permettervi. […] La condivisione aiuta ad allargare il mercato e a sviluppare nuove opportunità; far conoscere il proprio lavoro agli altri aiuterà ad aumentare i clienti, anche se in questo modo aumenteranno le persone che offriranno il vostro stesso servizio (ovvero i vostri concorrenti): la crescita è esponenziale ma direttamente proporzionale. Crescono i clienti, si moltiplicano i concorrenti, aumentano i budget, eppure ce n’è abbastanza per tutti.

No Comments Yet.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *