Cosa cambia per i freelance italiani dal 17 luglio

di 5 marzo 2013 2 0

Grazie a Jonathan, su Facebook, in risposta alle cifre pubblicate ieri sui freelance in Italia, scopro questo interessante intervento firmato ADCI: una lunga intervista a Cesare Augusto Alba, consulente del lavoro, che illustra le novità della legge Fornero in merito ai freelance nel mondo della comunicazione (ma non solo: si parla anche di soci, contratti a progetto e un sacco di altre cose interessanti). Il video è un po’ lungo e parecchio noioso: mi permetto di fare un riassunto delle cose fondamentali riguardo la nostra posizione di liberi professionisti.

Esistono tre condizioni fondamentali per delimitare i confini della collaborazione tra un freelance a Partita Iva e un’agenzia di comunicazione (i vincoli valgono, ovviamente, per le Partite Iva non iscritte ad alcun albo professionale):

  1. limite temporale: la collaborazione dura più di otto mesi annui per due anni consecutivi (cioè, sedici mesi su ventiquattro);
  2. limite monetario: il corrispettivo annuo percepito dal freelance da quell’agenzia supera l’80% del suo fatturato annuo per due anni solari
  3. l’utilizzo di una postazione fissa presso il committente.

Se almeno due di queste tre condizioni sono verificate, il rapporto tra freelance e agenzia non può più essere tale. Non esistono sanzioni monetarie: in caso di violazione vige l’obbligo di trasformare il contratto in un lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il punto 3. (anche immaginando di ruotare le postazioni in ufficio, o mantenere una postazione “volante”) è abbastanza ovvio fa infrangere: è normale che uno studio preveda una postazione per il suo freelance quando c’è la necessità che lavori presso l’azienda. La legge tuttavia non lo permette, perché premia per il freelance il lavoro da casa con le proprie attrezzature.

Allo stesso modo l’obbligo di un orario fisso di lavoro, l’obbligo di avvisare in caso di malattia, l’obbligo di compilare un planning per le ferie e così via sono tutte attività a cui NON si può vincolare un freelance. Il titolare di Partita Iva che collabora con un’agenzia deve essere libero di lavorare (o non lavorare) con tempi, metodi e modalità che non dipendano da alcuna autorizzazione da parte titolare dell’agenzia committente – salvo quelle strettamente legate al progetto in corso (ad esempio, il rispetto delle deadline).

È evidente quindi che, se come freelance si lavora anche saltuariamente in una postazione dedicata all’interno di un’agenzia (infrangendo di fatto il punto 3.), bisogna accuratamente evitare di soddisfare una qualunque delle altre due condizioni: o mantenendo la collaborazione entro i termini temporali di sedici mesi su ventiquattro, o facendo in modo che il fatturato proveniente da quell’agenzia non superi l’80% del fatturato totale su due anni solari.

C’è tempo fino al 17 luglio 2013 per mettersi in regola: il freelance potrà quindi far leva per proporre il lavoro da casa, e dovrà evidentemente impegnarsi ad individuare nuove collaborazioni per distribuire fatturato e tempo di lavoro in modo non esclusivo con un solo committente. La sanzione, ripeto, è la trasformazione forzata della collaborazione in un contratto a tempo indeterminato.

2 Comments
  • Marzia Sandri
    marzo 6, 2013

    E’ assurdo in un momento di crisi come quello che si sta attraversano, porre dei vincoli simili. Capisco che si vogliano idealmente tutelare coloro che, di fatto, sono dipendenti ma ai quali si impongono gli oneri del lavoro vincolato senza, però, far loro godere dei benefici, ma attualmente non è così facile, da free lance, disporre di una rosa di clienti che consenta di distribuire il fatturato su più committenti. Averne uno di buono è già da leccarsi le dita.

  • Onice Design
    marzo 6, 2013

    Sono d’accordo. Ma non la vedrei interamente al negativo: può essere un’arma in mano ai freelance per permettersi maggiore libertà. Non tanto dal punto di vista del fatturato o della durata della collaborazione (per intenderci, i punti 1 e 2 della legge), ma proprio per il punto 3.

    La legge potrebbe fungere da leva per incentivare la libertà del freelance nel lavoro da casa, nella collaborazione come esterno e nella presenza in ufficio solo saltuaria. Il che, con un po’ di impegno e di culo, è di fatto un ottimo presupposto per favorire la ricerca di nuovi clienti.

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