Questo Pomodoro non mi piace

Sappiamo bene quanto gli ammericani (mi si perdoni l’imprecisione geografica, ma serve ai fini del tono ironico del post) tendano ad essere fin troppo didascalici in tutto ciò che fanno. Se avete visto uno dei loro manuali di istruzioni per un qualunque elettrodomestico, sapete cosa intendo: frasi e spiegazioni talmente a prova di coglione da sfiorare l’idiozia, come se i lettori non sapessero che mettere la lingua nella presa di corrente, mangiare la plastica attorno agli alimenti o guidare l’automobile bendati sono attività pericolose.

La stessa sensazione l’ho avuta leggendo della Pomodoro Technique, di cui ignoravo l’esistenza ma che, a quanto pare, ha moltissimi sostenitori nel mondo (in particolare, manco a dirlo, negli Stati Uniti). La Pomodoro non è altro che una tecnica di gestione del tempo per migliorare la produttività.

Il suo funzionamento è semplicissimo: vi servono un foglio a righe titolato “Attività di oggi”, un altro chiamato “Magazzino delle attività” e un ultimo detto “Registrazioni”; una matita o penna; e, ovviamente, un timer da cucina (a forma di pomodoro, da cui il nome: ma va bene qualunque timer, basta che ticchetti e suoni).
A inizio giornata, scegliete dal foglio “Magazzino delle attività” (dove sono scritte tutte le cose da fare che avete in programma per la settimana o il mese) le attività da fare oggi, ordinatele per priorità e trascrivetele sul foglio “Attività di oggi”. Impostate il timer del pomodoro su 25 minuti e iniziate a lavorare: questi 25 minuti saranno dedicati interamente al lavoro, nella massima concentrazione. Al termine del tempo, succeda quel che succeda, si molla tutto e ci si prende dai 3 ai 5 minuti di pausa: per un caffé, una passeggiata nella stanza, o per attività diverse da quelle lavorative (controllare le mail o preparare una fattura, ad esempio, non sono l’ideale per la pausa).
Finita la pausa si ricomincia: altri 25 minuti di lavoro e 5 minuti di pausa. Il tutto, ripetuto per un blocco di quattro “pomodori”: sono passate 2 ore, e anziché 5 minuti di pausa ci si prende una pausa più lunga, dai 15 ai 30 minuti. È il momento ideale per riordinare la scrivania o fare un po’ di attività fisica, come una passeggiata.
Al termine della giornata (che, nel sistema standard di 8 ore lavorative, dura poco più di 3 “blocchi” da 4 pomodori, pause incluse), si trascrivono i dati utili nel foglio “Registrazioni”: è lo spazio ideale per valutare quanto tempo si è investito in un determinato progetto.

Le sfumature del sistema sono innumerevoli: ad esempio, prima di iniziare la giornata si possono “stimare” i pomodori necessari per ogni attività, in modo da verificare se sottostimiamo o sovrastimiamo il tempo che pensiamo di dedicare al lavoro.
Ancora, si può creare una sezione “Interruzioni” nel foglio Attività, dove archiviare e gestire le interruzioni: da quelle interne (“Devo telefonare ad un amico per organizzare la serata”) a quelle esterne (telefonate, colleghi, visite improvvise), bisogna imparare a gestirle e rimandarle ai tempi di pausa o al tempo libero.
Infine, è importante che i pomodori siano unità minime e non divisibili in mezzi pomodori o quarti di pomodori: se si finisce un lavoro dopo solo 10 dei 25 minuti, i restanti 15 possono essere investiti per rivedere o rifinire; e se il pomodoro squilla a pochi clic dalla fine del lavoro, nessuna scusa: si inaugurerà un nuovo pomodoro dopo la pausa.

La cosa che mi ha fatto più sorridere di tutto questo è che su queste poche nozioni fondamentali l’autore della Pomodoro Technique ci ha persino scritto un libro: lo trovate qui in free download (per fortuna…). Più di 40 pagine dove si sprecano descrizioni a prove d’idiota, varianti impossibili di un sistema banalissimo e inutili divagazioni sull’importanza del ticchettio nel silenzio dell’ufficio per imparare a gestire l’ansia da prestazione. “Americani!”, mi dicevo, con un moto di stizza: e invece, dietro a tutto questo c’è Francesco Cirillo, romanissimo e italiano, che ha inventato il Pomodoro quando era all’Università, a fine anni ’80.

La Tecnica Pomodoro è molto amata, ad esempio, da Steven Sande o dalla giornalista Sue Shellenbarger del Wall Street Journal; ed esistono decine di versioni software del timer ispirate all’idea di Cirillo. C’è persino un sito dedicato, dove in base all’utilizzo fanatico del sistema ti nominano “Maestro”, “Angelo”, “Allenatore” e robe del genere.

D’altra parte, non mancano le critiche: Colin Miller, impiegato di Yahoo!, ha usato il Pomodoro per un mese e ha confezionato un ottimo report, dove si evidenziano alcune difficoltà. In uno degli esempi, Miller dice: “Se sono le 16.10, e alle 16.30 ho una riunione con i colleghi, tendo a non iniziare nemmeno il lavoro e buttare via 20 minuti, per non dover spezzare un Pomodoro”.
Cosa ne penso? Personalmente mi trovo d’accordo con quanto dichiara un altro feroce critico, Mario Fusco: “Questa cosa è ridicola. Davvero non siamo capaci di restare concentrati senza un ticchettio sulla scrivania? Avete mai visto un ingegnere usare un timer per restare concentrato? Personalmente, come credo faccia qualunque lavoratore serio, posso restare concentrato e produttivo su quello che faccio per ore. Riportate il timer in cucina e cominciate a lavorare da professionisti”.

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